…non ancora.
La Libia vista dall’Italia è gente disperata che arriva via mare e comporta un problema di accoglienza, gestione, protezione, terrorismo, integrazione. Ma questa lettura è data dalla miopia selettiva che colpisce un Paese (Italia) in cui scrivere la verità, quando non è un problema, è un grosso problema.
La Libia è Europa. Non è un retaggio colonialista, ma è la verità: la prossimità territoriale, quella energetica ed economica la rende tale.
La Libia è Italia, ma la Libia chi? …ecco che di che
popolo è la Libia? Del tribalismo tuareg riunito intorno alla figura di Serraj “supportata” da UN USA e UE? Quella della Città Stato Sirte del Colonnello? O quella del tribalismo cirenaico riunito intorno al Generale Haftar?
Il punto in realtà non è neanche di chi sia oggi la Libia, ma di chi sarà domani.
Prima de scendere nella scatola di sabbia, un po’ di musica… di quella che alza molta polvere.
Vi chiedo attenzione perché lo scacchiere è complesso e cambia velocemente.
Il cosiddetto Governo di Tobrouk è diretta emanazione dell’Egitto. E’ un governo illegittimo per la comunità internazionale. Tobrouk è una cittadina in territorio libico arroccata intorno al confine egiziano e direttamente difesa dalla aviazione egizia fin quando Al Sisi non ha lanciato un nuovo piano di sviluppo militare in territorio libico intorno al Generale Haftar.
Di recente, la spesa militare per il sostentamento dell’armata di Haftar è diventato un problema sia economico che diplomatico per il Cairo, e così ecco che a sostenere i costi e le imprese di Haftar non si è fatto attendere Putin con tutto il corredo di soldi, mezzi e tecnologie per smaltire il vecchio asset e poterne sviluppare uno tutto nuovo e altamente tecnologico.
Putin porta ad Haftar in dote non solo opzioni militari, ma anche politiche che di fatto rendono bene sul campo di battaglia. Infatti una delle poche certezze in Libia è ch Haftar avanza, contro l’Isis, contro BokoAram e contro Tripoli. L’Europa cicchetta l’Egitto, Al Sisi risponde dicendo: Da me che volete, mi avete detto di non dare più soldi a Haftar e io non ne do più…quindi chiedete a Putin? A Putin l’Europa non dice niente, o quasi niente.

Sede di SberBank in Turchia
Le Nazioni Unite, l’Europa del monetarismo e austerità dicono a Serraj di resistere, tante calorose strette di mano e gratuite pacche sulle spalle mentre a Tripoli i colpi di stato, le occupazioni dei ministeri, si susseguono così caotici e continui che si fa fatica a stargli appresso. Gli Stati Uniti di Trump hanno semplicemente rimosso il problema Libia dalla lista della spesa. Per Trump L’Europa val bene una Libia.
Già tempo fa era stato possibile pensare che la Russia si sarebbe “comprata” la causa libica, perché se si osserva oltre il cortile di casa nostra si nota come la strategia decennale di Putin è di chiudere l’Europa dentro una stretta energetica prima che (eventualità remota) militare. Ad Est controlla i flussi dall’Ucraina, a Nord quelli dalla Finlandia, a sud est quelli da Siria e Turchia (ricordatevi che gli unici che hanno bombardato una colonna di 47 cisterne cariche di pretrol-ISIS è stata l’aviazione russa tra Siria e Turchia), la Libia completa il quadrante SUD.
La Russia è gia in ottimi rapporti con l’Algeria che sta vivendo peraltro in una lunga e buia crisi politico-energetica. Sber Bank (Cassa di Risparmio Russa, la più grande banca russa) avrebbe già comprato un palazzo nel quartiere francese di Algeri Hidra, dove si installerà la sede nord africana. Souleiman Kerimov, il primo azionista privato della Banca ha già enormi interessi legati al Gas Algerino (è il maggior azionista di Gasprom).
Se vogliamo evitare l’accerchiamento energetico dell’Europa ci resta una ed una sola soluzione: mettere la Libia nelle mani di Serraj e consentire che questo governo in partnership con le Nazioni Unite per il bene di tutti gli europei, libici compresi.
Con la buona pace dei puri che vorrebbero l’autodeterminazione, mi sento di dire che evitare che Libia russi è autodeterminazione. E’ determinare il nostro futuro, quello di chi vive per ora in Europa e nel Mediterraneo.
Al momento non ci sono segnali che consolidino la posizione di Serraj. A Tripoli c’è di tutto: milizie private occidentali, non si capisce esattamente pagate da chi. O almeno chi starebbe pagando chi… Ci sono gli uomini di Serraj, anch’essi ben poco riconoscibili per strada, le milizie islamiche amiche e quelle nemiche. Un magma praticamente indistinguibile, ormai anche per il libici. In questo ribollire di novità il supporto militare a Serraj è nullo o quasi. Il sostegno diplomatico per una sua indipendenza da Haftar/Putin pare timida ed inefficace.
O si cambia musica, o conosceremo un’Europa che ogni volta che accende una lampadina o mette in carica un smartphone costruito in China dovrà dire Спасибо (Spasiba! – “Grazie” in russo)