Dopo lo spettacolo ridicolo e in pieno stile ammericano inizia la presidenza Trump.
Chi osserva l’evoluzione mondiale, Trump rappresenta un elemento singolare. Al contempo prevedibile e stupefacente.
Donald suscita frasi tipo: ma è successo davvero? …eh già. Ci si stupisce di quello che si sapeva, perché quello che si prevedeva era comunque iperbolico, quasi scaramentico: lo dico così non succede. Poi arriva lui e succede.
Ed eccoci qui, Trump squilla la tromba, e tutti presenti: i movimenti, le azioni dirette, le femen, ogni sorta di movimento per i diritti civili riponde alla chiamata del Presidente. Poco pesa il supporto dei Tremonti e i Briatore invitati per l’occasione. Quelli che detestano Trump sono più forti, sono di più. Eppure Trump ha vinto le elezioni, e ora Trump è il Presidente degli Stati Uniti d’America.
E’ Martedì e dovete accettarlo.
Trump è il Presidente e il suo consigliere sulla questione IsraeloPalestinese è il genero, Jared. Ragazzotto ebreo filortodosso, per alcuni lui stesso giudeo ortodosso. Di sicuro è ortodossa la famiglia di origine di Jared.
Mi pare un incarico di equilibrio, ponderato, mite, di esperienza e saggezza rispetto a Trump, ovviamente.
Il resto della ciurma di capitan Trump è un ricettacolo di altisonanti cognomi della finanza made in Hamptons. Nel calvinismo che sottende il modello USA la bravura, il valore umano si misura anche in Dollari, e dunque questi uomini con molti Dollari sembrano ai calvinisti probabilmente molto bravi. A me paiono epigoni di un modello che sopravvivrà ancora una generazione solo se il circuito USA si chiude. E questo Trump lo sa.
Sulla Presidenza Trump, come sull’elezione Trump, pesa molto Putin.
Romano Prodi, uno dei pochi italiani a saper far girare il criceto nella ruota cerebrale, ha fatto un’analisi intelligente, condivisibile o meno. Riassumo il pensiero di Prodi così:“Europa se non ti sbrighi a metterti di traverso tra USA e Russia, dopo domani ti troverai merce di scambio degli uni con gli altri”. Prodi secondo me sbaglia punto di osservazione: lui infatti nell’intervista sostiene che l’Europa tolga le sanzioni alla Russia prima che lo facciano gli Stati Uniti.
Gli errori a mio avviso sono due: il primo in termini pratici la Russia dalle famose sanzioni per la Crimea e l’Ukraina non ha patito granché, per assurdo forse ne ha sofferto più l’Europa in alcuni Paesi (tipo l’Italia) che la Russia stessa. Per cui questo peso economico non vale un negoziato, quello diplomatico (secondo errore) ancora meno. Se Europa togliesse sanzioni unilateralmente Putin ringrazierebbe e niente di più, ma di fatto l’Europa andrebbe contro una decisione in ambito NATO, accettando la Russia come la Gendarmeria del confine EST dell’Europa. A quel punto Putin sarebbe legittimato a disporre come meglio crede di una fascia di territorio strategico per l’approvvigionamento energetico dell’Europa.
Prodi nell’intervista dice poi: L’Europa finora non è esistita. Basterebbe quest’affermazione a fare dire: …e allora di che stiamo parlando? Quale mediazione?
Però un senso, il suo ragionamento ce l’ha.
Io penso che ci si debba mettere di traverso per provare a esistere come continente plurale, come individui, come persone che qua vivono e qua vogliono determinarsi. Tutto questo è facile scriverlo, meno facile è riuscirci. Ci vorrebbe un’Europa con una identità politica declinata all’equità, già una roba difficilissima, e per di più ci vorrebbe in fretta. Sfide francamente superiori al parterre che compone oggi la politica fatta di piccoli uomini e piccole donne.