Lo sport della sopravvivenza politica
Immaginate quanto possa stare a cuore ad un genovese e a un milanese il bene di Roma. Banalità? Può darsi.
Ipocrisia non è una attitudine risibile, tantomeno lontana dalla Politica. L’ipocrisia è base della politica come strumento di profitto, che è lo scopo del Proprietariato di transizione operato in Italia dal Movimento 5 Stelle.
Il prezzo dello schema ipocrisia-politica-profitto lo paga Roma e i suoi cittadini. Aver vinto le elezioni, con una campagna giocata a perdere da tutti, ha dato ai CinqueStelle l’occasione di dimostrare di poter governare e non solo opporsi.
Dopo aver sepolto Marino sotto scontrini, multe e rastrelliere, dopo aver cavalcato l’onda della legalità con la spada di fuoco della Giustizia il Movimento è arrivato al Campidoglio nella persona di Virginia Raggi. Una cappella (e non vi si cerchino doppi sensi) dietro l’altra, da subito inteso l’andazzo, il Movimento le ha affiancato di tutto: gruppo di supporto, direttorio, mini-direttorio, assessori venuti da mezza Italia (del Nord, ovviamente), cabine di regia che manco Titanic, ecc.
Dopo 9 mesi, l’aborto Roma sembra alle porte.
Il fuoco sacro della giustizia è diventata un coltello alla gola di chi dissente da Rocco Casalino, l’Onda della
Legalità ha avuto una risacca assai più amara e ha travolto tutto e tutti compresi avvocati e magistrati, da Murra a Raineri, da Muraro a Minenna, giovani, vecchi, uomini e donne a vario titolo sporcati da inchieste, nomine, privilegi e dileggi.
L’esposizione delle crapule a cinque stelle non deve fare intendere come superate le mediocrità del PD, lo squallore della Destra e l’annullamento del Centro. La difesa del Movimento è quasi peggio della condizione stessa dell’Amministrazione. La toppa è peggio del buco. Accusare di questa oscenità la Stampa è come ingrassare e dare la colpa allo specchio. Certamente la Stampa in alcuni casi tira l’acqua a un suo mulino, ma i famosi “fatti” di Berlusconiana memoria ripresi pari pari dai CinqueStelle non danno molto scampo. Marra in carcere è un fatto. Romeo, “perché sei tu Romeo”, il flirt da 110 mila euro con nomina forzata, pagato dai cittadini è o non è un fatto?
Capite che sono questioni tanto gravi da far sembrare le inadempienze di Marino marachelle.
Queste cose non si possono difendere additando lo specchio, si difendono eliminando il difetto, alla radice. E invece ad oggi neanche una sospensione precauzionale di nessuno, a parte Marra per assenza ingiustificabile. La galera.
Un ultimo aspetto assai peculiare di questa fase, l’eletta con i suoi assessori e consiglieri anche questi eletti non rispondono mai alla gente che con il voto li ha eletti. Non danno nessun riscontro a chi li ha scelti. Danno tutto a chi li ha assunti. Ogni merda pestata non è un’occasione di chiarimento con la Città, ma un tentativo di giustificarsi con “Beppe”. E’ Beppe che investe con lo Spadone del pregiudicato i nuovi giusti e dunque loro quando sbagliano corrono da Beppe. Non deve sorprendere perché ricordiamo che Raggi ha sottoscritto una scrittura privata presso Notaio in cui si impegna a lasciare una Lettera di Dimissioni già firmata a Di Maio nel caso di inadempienza ai valori del MovimentoCinqueStelle – non alle Leggi della Repubblica (per quanto ridicole appaiano), non al Bene Comune, no al Codice Etico del Movimento. Per evitare la scure del Codice Etico, un giorno prima del Avviso di Garanzia, Grillo riscrive il Codice Etico.
In questo teatrino l’unico che fa dignitosa eccezione, finora, è Berdini. Che seppur beccato in castagna pienissima, più volte, prova addirittura con le bugie, poi però si appella a Roma, ai Romani che avrebbe difeso dal cemento, alla Raggi eletta come lui, pare addirittura la supplichi. Berdini a Grillo non lo chiama per quel che ne sappiamo. E forse proprio questo sarà l’ago della bilancia sul dentro-fuori di Berdini in queste ore.
Adesso la Patata Bollente, quella senza allusioni sessuali, ce l’ha in mano proprio Beppe. Non Di Maio, non DiBattista, questo è fumo negli occhi per la Stampa. Ma proprio Giuseppe Grillo. E deve risponderne al suo socio in affari Casaleggio JR. Per il Rampollo la linea c’è già per l’exit-strategy da Roma in caso di rinvio a giudizio: Raggi senza simbolo, se ha i numeri va avanti alla Pizzarotti e se no si schianta da sola. E a quel punto poco varrà il mantra “Ho parlato con Beppe”. L’ultima trincea di Grillo è: Davide, sei giovane, non capisci che se si schianta Virginia perdiamo le Politice” . Davide Casaleggio non pare turbato più di tanto dalle Politiche, infatti lui ha i dati di Rousseau che dicono che il traffico sui portali nel periodo del CinqueStelle all’opposizione è il triplo che quello al Governo. Dunque il business è salvo, anzi è vincente.
Certo la tentazione di Presiedere il Consiglio dei Ministri e tutti i proventi che potrebbero derivarne è ghiotta e per un po’ andrà avanti la meditazione sul “Che Fare” in attesa del rinvio a giudizio.
Lo schianto Raggi però non accadrà a brevissimo, ed il motivo è lo stesso per cui ha stravinto: gli altri non sono nella condizione di prendersi in carico la situazione liquida nella quale Roma vive. Per cui: è morto il Re, Lunga lunghissima vita al Re, alla Raggi, alla Giunta perennemente rimpastata finché non si capisce come finiscono le elezione del 2018.
Questa sopravvivenza amministrativa, non corrisponde a quella reale della gente che vede frustrati ogni giorno sogni, bisogni e desideri. Dai Lavoratori dei Canili cacciati all’emergenza casa, dalla crisi sindacale in AMA alla carenza di mezzi pubblici, dai centri anti-violenza ridotti al piano fuffa-buche, dalle aziende che da Roma scappano a quelle che su Roma aspettano, prima di tutte quelle guidate da Pallota pronte a fare lo Stadio