A Roma è atavico il problema della casa. Movimenti e Politica la chiamano Emergenza Casa, un po’ come in Africa si parla di Emergenza Fame. La lotta intesa come occupazione altrettanto, a Roma risale almeno agli inizi degl’anni ’70 a San Basilio.
E’ sbagliato, non c’è un’Emergenza Casa, c’è un sistema casa. Un sistema di sfruttamento, di repressione, di estorsione, di violenza. Stabili pubblici e privati tenuti in vita solo per la speculazione edilizia sono vuoti. Da questo assioma alcune considerazioni:
Salvaguardiamo per ora la questione della Proprietà, mi soffermo sugli edifici pubblici vuoti e in stato di abbandono.
Stamattina è toccato alle occupazioni presso la proprietà della Curia nel complesso dei Padri Monfortani sulla Prenestina. Palazzi dei preti (che già qui Francesco, quello di 800 anni fa avrebbe un fremito) vuoti, riempiti di uomini e donne. Bambine, bambini. Vita. Quella stessa vita per la quale gli stessi preti si affannano a contrastare gli aborti. La logica è squallida: la Vita è sacra fino al Nono Mese, poi sono cazzi tuoi. Ridicoli, ancora una volta benché non ce ne fosse bisogno.
Sugli edifici pubblici si decida subito. O si decide di cartolarizzare, si vendono, si produce una ricchezza che si reinveste, oppure si assegnano. Non c’è altra melina. Non c’è altro tempo. La casa che molti desiderano per tanti è la differenza tra vivere o morire, tra lavorare o vendersi.
Sfoltendo le ipocrisie ci lasciamo alle spalle le balle di chi occupa per poi subaffittare, succede è vero ma non per questi episodi si può ridurre il bisogno dilagante di una casa nella Capitale.
Il desiderio non ha territorialità. E’ puramente immateriale il desiderio, eppure è reale. Viscerale. Irrinunciabile.
E’ vero che molti privi di alloggio non sono nati in Italia, ma è anche vero che molti lo sono. Sono i bambini occupanti. Sono nati qui, vanno nelle scuole di Roma, costruiscono relazioni, sono qui. Sono al di sopra della legge, sono innocenti per definizione ed hanno il diritto, loro sì prima del desiderio o del bisogno, di un alloggio. Sui vecchi e sui bambini la retorica è un rischio concreto, che corro anche io perché vale la pena visto la dimensione e la profondità del fenomeno. Però con chiarezza voglio dire: le case e gli alloggi vanno dati a tutti e non vanno tolti non perché ci sono di mezzo i minori. Le persone non vanno lasciate senza casa e senza alloggio perché il prezzo di questa violenza di cittadinanza sarà carissimo e sarà un costo sociale in termini molto concreti. Tra 10 anni, un attimo, il bimbo di 4 anni sbattuto per strada a Bologna o a Roma, ne avrà 14 e avrà vissuto tra marginalità e miseria.
Il suo carattere sarà stato formato da una situazione più simile alla Jungla che alla Società. Il che in termini teorici non è detto che sia un male, ma con chi crediate darà sfogo alle sue questioni irrisolte? Con il nipote dello sbirro che oggi sbatte la madre per strada? Purtroppo no forse, sarà parte di quel brodo di cultura in cui i populismi di domani coltiveranno la rabbia, la frustrazione, l’azione. Magari quel bimbo o bimba, farà proprio lo sbirro ma con quale percezione, con quale categoria, con quale forma mentis, con quale codice?
Per usare un termine inadatto si potrebbe dire che stiamo educando una generazione alla bestialità. Ma è scorretto perché nessun animale trascina via un altro animale, bardato come un robot e armato fino ai denti umiliandolo. Piuttosto lo mangia, non lo condanna al rancore a vita. Solo l’animale bipede fa cose del genere, per di più con la ragione della Legge che si è scritto da solo.
Senza la ragione della giustizia.
Se fosse autentica la preoccupazione per la Sicurezza in chiave fondamentalismo islamico, la prima cosa che la politica finanzierebbe le case sociali, la messa in sicurezza delle persone in difficoltà abitativa. Case in cui mettere le persone, dargli un alloggio, un senso, un calore, un rifugio, un indirizzo e “qualcosa da perdere”. Nessuno è ingenuo, l’equità non è un regalo, un colpo di culo, ma un bene, un investimento che invece di prevedere un ritorno rateizzato economicamente, preveda un ritorno di “rate sociali”. Una serie di impegni verso se stessi e gli altri per mantenere il diritto alla casa sociale.
Casa assegnata corrisponda all’ impegno di scolarizzare i minori fino al Diploma Superiore (non per età, ridicolo.), impegno di iscrizione alle agenzie per il lavoro da parte di tutti i componenti il nucleo non più studenti, impegno di avere documenti di identità in regola, impegno di prestare servizio negli organi di assistenza sociale quando necessario. Il percorso deve prevedere inevitabilmente anche il costo di una formazione adeguata per l’impiego delle persone ospitate. In caso di rifugiati e indigenti, ovviamente va dato il reddito di equità universale.
I politicanti strilleranno come i maiali alla castrazione che “non ci sono i soldi!!!”, oppure “l’EUROPA lo vieta”, “lo SPREAD ci strangola”, per favore ormai è così ridicolo tutto questo penoso affanno narrativo. Dopo l’ultimo vertice europeo neanche l’austerissima Germania si incazza più per le spese riguardanti il contrasto della Povertà e la promozione della Sicurezza.
Mi si potrà contestare che è un processo di lungo corso, certo lo è in termini relativi. Perché poi se le cose si vogliono fare in tempi stretti si fanno. Pure in Italia. Si fanno le leggi in 3 giorni, si fanno le Newtown in 3 anni. Si trovano 20 miliardi in una settimana, 3 al giorno… E in attesa della conclusione dell’iter, si fermano tutti gli sfratti dagli edifici pubblici. Tutti, da Bolzano a Pantelleria, dovunque ci sia un’occupazione in territorio italiano non si sgomberi. Smontiamoli i famosi “tavoli”. Si metta una volta sola la parola FINE alla violenza di cittadinanza organizzata dalle Questure per gli sgomberi.
Quanti Stadi ha il CONI abbandonati?
Quanti Ospedali in coma irreversibile, finiti mai attivati?
Quanti metri cubi, quanto cemento morto?
Quante Dighe ormai in disuso?
Quante Stazioni ferroviarie?
Quante case cantoniere ai rovi?
Quanti Teatri?
Quante Caserme?
Quante polveriere?
Quante case coloniche?
Acquisire e assegnare. Intanto occupare.
- Si può vivere in uno Stadio di Calcio? Certo, si vive discretamente pure in un Cinodromo. Dove il limite è strutturale, lì lavora la fantasia. E di fantasia ce n’è sempre stata parecchia.
I Privati
La proprietà privata è violabile, la cosa non deve sconvolgere. Il concetto del naturalismo moderno della Proprietà come elemento pre statale non tiene più di fronte a un mondo ormai privo del sistema di sovranità nazionale. Questo è il mondo in cui la Proprietà privata o è al servizio della collettività come strumento di soddisfazione e condivisione di benessere o non è più necessaria. Cessa di esistere. Voi crederete che sia sola una mia elucubrazione, ma è questo il principio che ha supportato lo Stato nell’operare per togliere la terra sulla quale vivevano delle persone, la terra in cui le persone coltivavano, le case che su quelle terre stavano, per alcuni le uniche terre che avevano, per farci passare un treno. Figuratevi se non possa espropria strutture vuote, disabitate, abbandonate per inefficienza o peggio, speculazione.
Si può fare.
Per di più se ai privati fossero riconosciuti intenti speculativi non vanno sgomberati gli occupanti, ma espropriati gli stabili.
Non è facile.
Bisogna convincere qualche milione di persone a pretendere che questo accada.
Bisogna evitare di farsi abbindolare dalle balle dei partiti o dei presunti movimenti.
Bisogna resistere agli sgomberi nel frattempo, sempre. E in ogni modo.
Non è facile lo sanno bene gli occupanti. L’unico giorno facile per chi non ha una casa oggi, è Domani.